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Lavoro

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La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro

e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto

(art. 4 Cost.)

lavoroLa crisi attuale e le politiche di austerità, supinamente accettate dall’amministrazione della città, hanno prodotto anche a Brescia condizioni di lavoro e salariali sempre peggiori condannando alla disoccupazione e alla precarietà un numero crescente di cittadini.

La rabbia, la frustrazione e la sofferenza di costoro non possono non essere recepite come un problema di tutta la società e devono anzi offrire l’opportunità per pretendere con azioni concrete e lotte dal basso e con iniziative di sostegno e progetti da parte del governo cittadino, una soluzione alternativa che vada oltre la pura resistenza.

Brescia Solidalee Libertaria ritiene necessario che la Giunta municipale si doti con urgenza di una specifica figura politica,

L’assessorato al lavoro,

con specifiche funzioni di coordinamento e intervento, rispetto agli altri assessorati, tali da riconoscergli un ruolo centrale per le politiche future dell’Amministrazione comunale.

Vogliamo che abbia capacità di coordinamento e d’indirizzo, ad esempio, tra gli assessorati all’Ambiente, al Turismo, ai Trasporti, al Commercio, all’Edilizia e opere pubbliche, perché proprio da questi settori del vivere comune possono nascere opportunità occupazionali, dando concreta attuazione all’articolo 4 della nostra Costituzione.

Pensiamo a un Assessorato che voglia e sappia dialogare con i sindacati e con le imprese, con i commercianti e gli artigiani, con gli operatori turistici e dei servizi, perché neppure una possibilità di creare posti di lavoro e di salvare quelli esistenti vada perduta.

Un Assessorato che, unitamente a quello per l’Ambiente, sappia sollecitare gli enti preposti alla salvaguardia del territorio a esercitare in modo adeguato e pieno la sorveglianza alla quale sono deputati, segnalando con sollecitudine le anomalie per le quali Brescia già tanto sta soffrendo, così da essere la città più inquinata d’Italia e la terza dell’intera Europa, supportando anche eventuali ricorsi alla Magistratura perché non siano lesi, e nemmeno contrapposti tra loro, il diritto alla salute e quello al lavoro.

Vogliamo che, attraverso proprie strutture (o forme di cooperazione) strumentali, sia centro di supporto psicologico e finanziario tanto per chi ha perso il lavoro, quanto per i giovani in cerca di prima occupazione.

Un Assessorato che si coordini e collabori con la Provincia, la Camera di Commercio e altri Enti, per meglio conoscere la realtà cittadina e che, attraverso tali strutture o cooperative divenga casa accogliente per chi vive questa esperienza drammatica, anche attraverso l’impiego di queste persone nei servizi di supporto agli altri nella loro stessa situazione e nei lavori socialmente utili al fine di non disperdere professionalità e dare al non occupato il senso della sua immutata utilità.

Pensiamo, anche in accordo e collaborazione con i suddetti Enti pubblici, ad attività coordinate o in gruppo di ricerca occupazionale presso le unità produttive da parte dei senza lavoro, alle manutenzioni dei giardini, delle strade, dei plessi scolastici (ad es.: Tinteggiature, manutenzione degli infissi, sgombero dei materiali, ecc.), all’assistenza agli anziani (ad es.: l’accompagnamento per visite sanitarie) e ai disabili, riportando all’interno dell’Amministrazione la gestione di funzioni pubbliche fondamentali ora esternalizzate o addirittura privatizzate, alla raccolta presso la grande distribuzione di alimenti in prossimità di scadenza per essere immediatamente distribuiti sul territorio, alla raccolta porta a porta di rifiuti riciclabili (vetro, carta, abiti dismessi, ecc.).

Sono solo alcuni esempi di utile valorizzazione di un patrimonio umano e sociale da cui è possibile ricavare anche risorse economiche e contenimenti di spesa tali da consentire, motivare e giustificare interventi di sostegno al reddito in forma di salario minimo garantito, rendendo la comunità dei cittadini, la “città” appunto, meno povera.

I lavori pubblici, il rilascio di nuove licenze commerciali, le ristrutturazioni di edifici pubblici possono essere fonte di nuovi posti di lavoro – inserendo ad es. nei bandi la priorità dell’impiego di manodopera inoccupata -, magari a tempo determinato, ma che ci consentirebbero di affrontare per un anno o due questa emergenza, in attesa di tempi migliori.

Il rilancio del commercio e, più in generale, della “vivibilità del centro”, anche mediante la gratuità dei mezzi di trasporto e dei parcheggi periferici nella giornata del sabato (anche solo nella fascia pomeridiana), potrebbe ridare fiato ai piccoli commercianti, il cosiddetto commercio di vicinato, frenando la moria di queste piccole aziende e, con ciò, l’incremento dei senza occupazione.

E non ci si venga a dire che mancano le risorse, se poi si trovano per ricollocare il “Bigio” in Piazza della Vittoria e la pensilina da Piazza Rovetta al Parco Pescheto o non ci si avvale, spesso per pigrizia o mancanza di volontà di cercarle, delle risorse della Comunità Europea che invece possono e devono essere impiegate al meglio (pensiamo ai corsi per la riqualificazione).

Ci sono esperienze in altri comuni (Trentino) che ci fanno dire:

V O L E R E E’ P O T E R E !

Purtroppo, manca l’entusiasmo e la volontà politica dell’agire, manca la voglia di essere guida e indirizzo della cittadinanza, funzioni per le quali ogni figura politica è stata eletta.

Per questo, anche se ci è chiaro che gli spazi di competenza strettamente comunale fissati dalle normative nazionali siano limitati, chiediamo che il ruolo della municipalità sul tema LAVORO diventi più incisivo e più rispondente ai dettami della Costituzione.

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Allargando il discorso, il “disastro Italia” che appare ai nostri occhi in tutta evidenza non può essere letto solo partendo dalle nostre specificità e confini, ma deve essere interpretato insieme alle tendenze globali, che dirigono e influenzano le stesse forze produttive italiane.

La metà del PIL mondiale è garantita dall’utilizzo gratuito dei servizi ambientali e dalla distruzione di natura e beni comuni (in questo senso anche Brescia, e la sua provincia, non si è fatta mancare nulla: inceneritore, rifiuti inquinanti, TAV, privatizzazione dell’acqua, inquinamento di suolo e aria, stoccaggio del gas etc.).

Aggiungiamo che, anche per questo, il clima della democrazia in Italia e nel mondo è pessimo.

Non è sufficiente l’agire esclusivo sul piano locale, se esso non influenza e incide anche il piano nazionale e internazionale.

Dobbiamo perciò confrontarci anche sul piano della sperimentazione di meccanismi di produzione che si pongano in una logica antagonista al Sistema Capitalistico che a Brescia, con i suoi colpi di coda velenosi e feroci, non solo distrugge e inquina il territorio, ma occupa sempre meno persone, non si preoccupa di ambiente e riconversione, lascia in disuso e abbandonate intere zone industriali, colpisce le imprese manifatturiere e edili di piccole e più grandi dimensioni, mentre aumenta la zona del riciclaggio, con l’ampliamento di punti vendita di grandi magazzini e con nuove aperture già organizzate secondo il modello mirante ad aumentare significativamente le superfici di vendita per addetto (e quindi a ridurne il numero) nonostante la contrazione prima di tutto del comparto alimentare (già in atto nella città dalla fine del 2008: un segno preoccupante, perché incide sul consumo di beni indispensabili, che doveva trovare una pronta risposta da parte di una previdente gestione della comunità) e poi, ovviamente, la flessione nelle vendite dei beni non alimentari.

Anche lo strumento del D.lgs. 276/2003 che istituiva Agenzie del lavoro dando a esse e ad altri operatori autorizzati (università, fondazioni, Comune, Camera di commercio, Istituti scolastici etc.) la possibilità di svolgere attività d’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro, non ha svolto alcuna interessante proposta alternativa per affrontare a Brescia il tema della produzione e dell’occupazione, mentre anche dalle forze dei partiti e sindacali poco o nulla è emerso su questi temi.

Teorie legate al capitalismo e al suo modello di sviluppo hanno oscurato altri e differenti principi di organizzazione sociale che s’ispirano a momenti relazionali non necessariamente legati al profitto e alla logica di mercato propri invece di culture e patrimoni di conoscenza che li pongono al di fuori delle logiche economiche.

Logiche economiche che, ormai, si sono estese agli spazi pubblici, come nel caso dei giochi in borsa di A2A che, con una perdita di 20 milioni di euro, hanno privato il Comune d’importanti risorse e i cittadini di altrettanti servizi (ma che non preoccupano a chi sta bene seguire le logiche del profitto…).

Che cosa può fare allora un Comune: dovrà prima di tutto fornire le esatte mappature degli spazi sfitti e abbandonati sul territorio per renderli utilizzabili e fruibili non solo per la risoluzione delle emergenze ma per contribuire, con il parere determinante di organismi cittadini a partecipazione diretta, a dare una risposta continuativa e propositiva al tema di un’occupazione che s’interroga su cosa e come produrre.

Sono molte le potenzialità nei diversi settori dell’economia sociale e solidale e tante altre possono nascere da una riconversione ecologica delle attività produttive del nostro territorio.

Esse vanno sviluppate e diffuse con la promozione anche economica da parte del Comune, in maniera sistematica e duratura, creando progettualità che attribuiscano importanza alla creazione dei Distretti di Economia Solidale (DES) nelle varie zone cittadine, attuando scambi e relazioni città campagna, sia sul piano produttivo, che alimentare o turistico.

Stato, regioni, province, città e comuni, favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà” (Costituzione, art.118, ultimo comma).

Ripensare la città, significa anche ripensare il lavoro, il suo ruolo nella vita di ciascuno, il suo reale obiettivo.

E’ necessario offrire l’opportunità di uscire dalla perenne precarizzazione della vita, di riscattare il proprio tempo e ripensare il proprio posto nella comunità, oltre la produttività di ciascun individuo.

Bisogna che il municipio promuova e proponga permanentemente, luoghi e momenti ad hoc per costruire collettivamente modelli equi e creativi di produzione, lavoro e cura, sicurezza sociale e previdenza, in un circuito parallelo e alternativo alla logica del mercato:

  1. non solo semplificare i vincoli normativi per la creazione di microimprese,

ma anche dotazione di fondi di garanzia o di concessione di microcredito,

  1. rafforzare efficaci canali d’informazione con particolare riferimento a buone prassi, al muto soccorso,

  2. individuando e moltiplicando (vedi sopra) luoghi d’incontro fatti gestire a cooperative di giovani, luoghi di laboratorio e creatività anche attraverso l’utilizzo di aree, industriali e non, dismesse o di beni sottratti alle mafie,

  3. dare voce e forza a iniziative consiliari di cittadinanza attiva ponendo

  4. la ricerca universitaria in rapporto con le esigenze da essi espresse,

  5. sostenere le filiere brevi,

  6. valorizzare direttamente il lavoro di cura (bambini, anziani, sostegno).

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