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Punti programmatici contro la mafia

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06/02/2013 di Brescia Solidale e Libertaria

la mafia uccideSecondo le relazioni annuali della DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) e della DIA (Direzione Investigativa Antimafia) la Lombardia è terra di mafia. Tutte le mafie sono presenti e la ‘Ndrangheta, in modo particolare, ha “colonizzato” la regione, contaminando il tessuto sociale, controllando l’economia e la finanza grazie agli appoggi della politica e della pubblica amministrazione, oltre che ai sodalizi con poteri forti autoctoni dell’economia.
La Lombardia è la quinta regione d’Italia per numero di beni confiscati alla mafia, le seconda dietro la Sicilia per numero di aziende confiscate e la terza per numero di reati mafiosi, 105.000 commessi solo nel 2010.
Brescia non è esente da tali infiltrazioni. Tutt’altro. La nostra provincia è la terza del centro e nord Italia per numero di beni confiscati. Le mafie, la ‘Ndrangheta su tutte le altre organizzazioni criminali, sono infiltrate in molteplici settori dell’economia: nel settore edile, in modo particolare nelle piccole imprese a non elevato contenuto tecnologico e nel movimento terra; nelle autorimesse e commercio di automobili; bar, panetterie, locali di ristorazione; sale videogiochi, sale scommesse e finanziarie; stoccaggio e smaltimento rifiuti; discoteche, sale bingo, locali da ballo, night club e simili; società di trasporti; distributori di carburante, servizi di facchinaggio e pulizia; servizi alberghieri e centri commerciali.
Sono diffusi l’usura e il racket, tipici reati mafiosi, e, come in ogni parte d’Italia, il controllo del traffico di sostanze stupefacenti è in mano alle mafie. Brescia è una delle principali piazze d’Italia sia per il consumo che per lo smaltimento.
Le mafie straniere, che hanno stretto un sodalizio con quelle italiane, controllano il traffico della prostituzione e il traffico al dettaglio di sostanze stupefacenti. Tra la ‘Ndrangheta e la mafia russa si è stretto un sodalizio per riciclare denaro nel settore edile
La mafia è molto più presente e più vicina di quanto si possa immaginare. Eppure mai nessun soggetto politico fino ad ora ha parlato della presenza mafiosa a Brescia.
Dunque, è indispensabile agire al più presto, per la politica è in netto ritardo nell’affrontare tale problema.
Concretamente è necessario costituire una Commissione comunale antimafia che lavori sul fronte della prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata. Tale commissione deve essere aperta ad esperti esterni al consiglio comunale e deve lavorare in sinergia con tutti i soggetti, istituzionali e non , che quotidianamente lavorano contro le infiltrazioni mafiose.
La Commissione antimafia deve monitorare ogni appalto che viene concesso sul territorio comunale, anche dopo l’assegnazione; infatti, spesso le infiltrazioni mafiose avvengono proprio in fase di subappalto. Deve condurre un’inchiesta sugli appalti che sono stati assegnati nel recente passato in questa città. Appalti di ogni genere, in modo particolare sui centri commerciali, luogo prediletto dalle mafie per riciclare il denaro sporco. E non a caso i centri commerciali nella nostra città sorgono come funghi, ben oltre la legge della domanda e dell’offerta; soprattutto in questa fase di crisi e di calo dei consumi desta un forte sospetto la costruzione di nuovi centri commerciali.
La lotta a tutte le mafie non può prescindere da una corretta e sostenibile pianificazione territoriale, che rappresenta uno dei maggiori interessi per la criminalità organizzata. Oltre agli appalti pubblici non bisogna trascurare gli interventi privati che rimangono scoperti dalla normativa nazionale antimafia, nonostante abbiano un impatto ed una ricaduta economica e sociale. Per governare questi processi di trasformazione ed elaborare un efficace strumento a tutela del territorio comunale, bisogna applicare al settore privato le norme che regolano gli appalti pubblici, in materia di contrasto alla criminalità organizzata.
Vista la direttiva del Ministero dell’Interno del 23 giugno 2010 “Controlli antimafia preventivi nelle attività a rischio di infiltrazione nella realizzazione di opere pubbliche da parte delle organizzazioni criminali”, con l’invito a sottoscrivere un Protocollo di Legalità tra Comuni e Prefettura.
Vista la legge delega del 13/08/2010 n°136 “Piano straordinario contro le mafie” che prevede di:
rendere tracciabili i flussi finanziari generati dall’esecuzione di opere pubbliche
identificare uomini e mezzi impegnati nella realizzazione dell’opera.
Considerato che le norme sopra richiamate riguardano l’esecuzione di opere pubbliche e non l’esecuzione di opere private;
visto che nell’ordinamento italiano non c’è norma che vieti estendere alla realizzazione di opere private norme regolanti l’esecuzione di opere pubbliche;
è necessaria l’elaborazione di un “Protocollo comunale”, sulla base di un’esperienza già attuata nel comune di Merlino (LO) che deve essere sottoscritto da chi svolge i lavori.
1) Attivare il sistema telematico di cantiere che consente dati di timbratura del personale impiegato, gestito dalla cassa edile di Brescia (lavoro nero)
2) Comunicare all’amministrazione comunale la struttura societaria, il nominativo dei soci e dei direttori tecnici e dei rappresentanti della società.
3) Depositare presso l’Amministrazione Comunale gli ultimi due bilanci approvati.
4)Disciplina in materia di appalti e sub-appalti:
Comunicare all’Amministrazione Comunale entro 5 giorni l’effettivo inizio delle lavorazioni, per le verifiche antimafia necessarie alla Prefettura, l’elenco delle imprese, nonché le aziende unipersonali, coinvolte nelle seguenti forniture e servizi :
Impegni da assumere
– trasporto di materiale a discarica
– trasporto e smaltimento rifiuti
– movimento terra e trasporto materiali inerti
– fornitura calcestruzzo e bitume
– fornitura ferro lavorato
– fornitura con posa in opera
– noli a freddo di macchinari e noli a caldo
-autotrasporti
– guardavia

5) Tracciabilità dei flussi finanziari;
utilizzare uno o più conti correnti su cui transitano tutte le operazioni finanziarie dell’operatore e comunicare entro sette giorni all’Amministrazione Comunale gli     estremi dei conti e le generalità delle persone delegate ad operare.
6) Prevedere nei contratti di appalto una clausola risolutiva automatica dell’autorizzazione in caso di inadempimenti e di comunicazioni positive rese dalla Prefettura.
7 ) Conservare in cantiere le bolle di consegna dei materiali indicante numero di targa e nominativo dei proprietari degli automezzi.

È indispensabile un lavoro simile riguardo il traffico di rifiuti tossico nocivi e rifiuti speciali. Anche il nostro territorio è interessato dal fenomeno del traffico illegale di tali rifiuti.
Bisogna monitorare il territorio sulla diffusione di esercizi volti alla compra vendita di oro, altro luogo prediletto dalle mafie per il riciclaggio di denaro sporco.

La provincia di Brescia è la terza del centro-nord Italia per numero di beni confiscati alla mafia (128), la seconda della Lombardia dietro Milano. Vi sono province del Sud Italia, appartenenti a regioni ad alta infiltrazione mafiosa, che hanno meno beni confiscati rispetto alla nostra provincia, nella quale la città è il comune col più altro numero di beni confiscati.
Esiste un tavolo di lavoro presso la Prefettura, denominato Nucleo di supporto, che sta ben lavorando affinché i beni confiscati siano effettivamente utilizzati. È necessario che l’amministrazione comunale collabori col Nucleo di supporto al fine di utilizzare e valorizzare al meglio i beni confiscati ad uso sociale. Ogni bene sottratto alla mafia e restituito alla società è un passo in avanti verso la lotta contro le mafie. Il cattivo utilizzo del bene, o peggio ancora l’inutilizzo, è una vittoria per le mafie.
Pertanto è opportuno che il terreno confiscato alla mafia sito in Via Ghislandi, attualmente inutilizzato in quanto inquinato da Pcb, venga al più presto bonificato e riconsegnato alla collettività.
La lotta alle mafie non può e non deve essere delegata solo alle forze dell’ordine e alla magistratura che compiono, inevitabilmente per loro natura, un lavoro di repressione solo dopo che il fenomeno si manifesta. È indispensabile un lavoro di prevenzione partendo dalle scuole con progetti di educazione all’antimafia sociale. In tal senso l’Amministrazione comunale può collaborare con gli istituti scolastici nella elaborazione e nel finanziamento di tali progetti.
Come disse Gesualdo Bufalino, scrittore siciliano, per sconfiggere la mafia è necessario un esercito di maestri elementari.

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