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Voto di scambio in Lombardia, tra politica e ‘ndrangheta (di Fernando Scarlata)

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24/12/2012 di Brescia Solidale e Libertaria

Appalti che finiscono nelle mani della mafia, rifiuti tossico-novici o rifiuti speciali che sono sotterrati in discariche abusive o sotto il manto stradale, il cui appalto è, ovviamente, gestito da politici che favoriscono imprese mafiose. Consigli comunali che si autosciolgono prima di essere sciolti per infiltrazione mafiosa.

Sembrano storie siciliane o calabresi, piuttosto che campane. Invece sono storie lombarde. Oramai è innegabile che la mafia in Lombardia c’è, anzi, è meglio dire ci sono, perché non c’è solo Cosa nostra ma anche la Camorra, la ‘Ndrangheta e la meno nota Sacra corona unita pugliese, per non dimenticare la presenza delle mafie straniere, dell’est Europa, della Nigeria, della Cina, che con quelle italiane collaborano è stringono patti per condurre insieme traffici illeciti e per riciclare denaro sporco nell’economia legale.

la mafia uccideCosa nostra arrivò in Lombardia già alla fine degli anni Cinquanta, eppure sono serviti decenni perché i lombardi si rendessero conto che Cosa nostra è davvero cosa loro. Soprattutto è servito molto tempo per far loro comprendere che il nord non è un territorio sano che è stato contaminato da un corpo estraneo che è la criminalità organizzata. Le mafie riescono a radicarsi in un territorio solo se trovano terreno fertile per proliferare; e il terreno fertile in Lombardia lo hanno trovato nella borghesia collusa, nei liberi professionisti, negli imprenditori, negli uomini della pubblica amministrazione e della politica che con la mafia hanno stretto un patto di collaborazione. Senza questi soggetti le mafie non potrebbero mai radicarsi. Senza l’omertà le mafie non potrebbero agire indisturbate. E si è dimostrato, sfatando un luogo comune ancora non del tutto sradicato, che l’omertà è diffusa anche del nord e non solo del sud.

Ora anche i più scettici non possono non vedere, non possono non ammettere che anche in Lombardia esiste un patto tra politica e mafia, non solo nei comuni dell’hinterland milanese, ma al Pirellone. Per la prima volta un assessore della Regione Lombardia è stato arrestato per aver stretto un patto con la ‘Ndrangheta, la mafia più forte in Lombardia. Si tratta di Domenico Zambetti, del PdL ex esponente dell’Udc, assessore alla casa. Secondo gli inquirenti ha comparto 4000 voti alla ‘Ndrangheta per avere la certezza di essere eletto in Consiglio regionale. Zambetti si è garantito i voti pagando 200 mila euro a due esponenti della mafia calabrese, il primo è Giuseppe D’Agostino, gestore di locali notturni, già condannato negli anni scorsi per traffico di droga, appartiene alla cosca calabrese Morabito-Bruzzaniti. Il secondo, referente del clan Mancuso, è l’imprenditore Eugenio Costantino. Zambetti, una volta eletto, avrebbe garantito alle cosche mafiose l’assegnazione di appalti per Expo 2015. Lo stesso giorno che Zambetti è arrestato il consiglio comunale di Reggio Calabria viene sciolto per infiltrazione mafiosa, è la prima volta che succede ad un comune capoluogo di provincia. Due storie di ‘Ndrangheta, una si svolge nella terra di origine, l’altra in quella che è definita la seconda capitale della ‘Ndrangheta, Milano.

zambetti_Le intercettazioni telefoniche non lasciano molti dubbi. La giustizia farà il suo percorso ma da un punto di vista politico la realtà è ben chiara. «Zambetti  ce l’abbiamo in pugno», afferma Costantino al telefono, e prosegue: «io nel Magentino  gli ho fatto dare 700/800 voti, ma stiamo scherzando… Lui grazie a  questi spiccioli è stato eletto, altrimenti chi lo eleggeva? Sai quanto  prendeva lui? 6/7.000 voti. Invece ne ha presi 11.500, giusto i quasi  4.000 voti arrivatigli da  questa gente» (dai mafiosi, n.d.r.).

E oltre alle intercettazioni telefoniche ci sono fotografie che ritraggono Zambetti col mafioso Giuseppe D’Agostino: il mafioso e il politico.

Con tutti gli inquisiti che siedono nel consiglio regionale non ci sono alternative alle lezioni anticipate. Ora qualcuno nella maggioranza si straccia le vesti, ma non dimentichiamo l’affare Belsito, l’uomo della Lega Nord che riciclava denaro sporco per conto della ‘Ndrangheta.

 

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